Quello che gli uomini non dicono

Andrea Desideri
Andrea Desideri

Gino Cecchettin, ospite da Fabio Fazio, ha colpito per le sue parole. La differenza, però, l’hanno fatta i suoi silenzi.

Guardare Gino Cecchettin da Fazio, nel corso della puntata di Che Tempo Che Fa, è stata una lezione. Questo lo hanno già detto in molti, quello che non è chiaro – forse – è la differenza che hanno fatto i suoi silenzi piuttosto che le sue parole. In un momento in cui tutti sbraitano, giustamente, per quel che è successo alla giovane Giulia, Gino Cecchettin appare composto.

Devastato dal dolore, ma in grado di conservare una dignità diversa. Le sue parole sono come mine: afferma di non avere la forza per odiare, perchè odiare prosciuga energie. Concetti che, se li avesse detti qualcun altro, sarebbe stato – come minimo – tacciato di retorica. Cecchettin no: diventa un esempio perchè c’è qualcosa che, in altre circostanze, con altre parole (ugualmente importanti, ma meno efficaci), non emerge.

La banalità dell’odio

Ovvero la credibilità. Di violenza, di femminicidio, di morti se ne parla – purtroppo – ogni giorno. Centinaia di migliaia sono le donne (ma anche gli uomini, quando capita a parti invertite, anche se in forma minore per numeri e percentuali) che denunciano violenze e soprusi ma non vengono credute. Sottovalutate, addirittura tacciate di “esagerazione”.

In un clima dove chi parla di abusi – siano essi vittime o semplicemente personalità istituzionali che dovrebbero affrontare il problema – non solo non viene creduto ma sul piano istituzionale spesso è poco credibile, Gino Cecchettin squarcia il velo di Maya dell’indifferenza con parole note, ma cariche di un nuovo vigore. Quella forza dettata dai silenzi, fra una pausa e l’altra dei suoi ragionamenti, che affondano come lame nella superficialità collettiva.

Cecchettin, da Fazio, non ha fatto politica (come ha erroneamente attaccato qualcuno) ha detto semplicemente qualcosa che semplice non è: non bisogna reprimere i propri sentimenti. Una “lezione” che ha imparato attraverso la malattia della moglie prima e la dipartita di una delle figlie. Il compito delle istituzioni è quello di evitare determinate barbarie, con un costante controllo e supporto che per tanti motivi (in primis la propaganda) in Italia manca.

Il valore aggiunto della sensibilità

Prima delle istituzioni, tuttavia, bisogna puntare sulle persone: diffidare da chi viene etichettato come un “bravo ragazzo”, ma poi non riesce a interpretare uno sguardo. O peggio ancora: colmare una sofferenza. La sensibilità non ha gender, ma registra un forte gap: se un padre (un marito ora vedovo) deve andare in tv per sottolineare la forza e la profondità che può avere un “ti amo”, allora significa che come civiltà abbiamo perso tutti.

Che Tempo Che Fa Gino Cecchettin
Gino Cecchettin da Fabio Fazio in diretta sul Nove (ANSA-andreadesideri.it)

Soprattutto quando c’è ancora bisogno di sottolineare che non è una vergogna scegliere di amare anziché odiare. Non appena questo sarà appannaggio anche delle “persone comuni”, anziché soltanto di coloro che vengono considerati in “odore di santità”, allora qualcosa forse starà cambiando. Può essere vero che l’amore non vince sempre, ma anche quando non trionfa, a prevalere dev’essere il rispetto (subito dopo la dignità). Gino Cecchettin l’ha dimostrato non solo con quello che ha detto, ma anche e soprattutto con ciò che ha scelto di non dire.

Andrea Desideri
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