Non solo Mussolini: da Winston Churchill a Carlo II, il racconto “suprematista” di Joe Wright
Joe Wright sorprende e divide grazie a “M – Il Figlio del secolo”, ma la sua regia è una conferma nella narrazione storico-sociale.
Essere fino a scomporsi per mettere in primo piano le parti più cruente. Credere per mostrare e riflettere. Una costante presa di coscienza, fino al cinismo più spietato. Questo insegna la regia di Joe Wright. Direttore e produttore inglese che, nel tempo, non si accontenta di fare la settima arte. Il regista vuole sviscerare le pecche di una società partendo dalla potenziale virtù.
L’uomo – e questo lo afferma la scienza – è l’unico a dover fare i conti con il libero arbitrio. Secondo Wright, agisce in concomitanza alla nemesi. Quella costante voce in grado di richiamare la vendetta per arrivare all’affermazione: di sé stessi e degli altri.
Joe Wright tra responsabilità e libero arbitrio
Un pensiero omologato è sempre figlio di vibrazioni, chi è bravo a concepirle e interpretarle prima degli altri fissa idealmente una “bandierina” a cui tutti – per inerzia e rassegnazione – vogliono tendere. Si arriva, dunque, a un torpore seguito dal risveglio tardivo.

In questo ciclo di eventi, emozioni e suggestioni, il regista nato a Londra – dalle parti di Islington – colloca la storia e le conseguenze che ne derivano. L’uomo non crede nei corsi e ricorsi storici: ritiene, piuttosto, che le sfaccettature di un secolo si ripropongano in maniera diversa sull’asse temporale per poi piombare negli stessi errori.
La rappresentazione come presa di coscienza
Per questo indaga, approfondisce, sviscera la storia e la politica contemporanea. Gli elementi che ricorrono nelle sue opere sono due: la teatralità e l’esasperazione. Una costante ascesa fino alla deflagrazione ultima. Non una catarsi, semplicemente un epilogo mozzafiato che non riordina il caos. Lo colloca. Lasciando traumi e ripercussioni negli occhi di chi guarda.

Il cinema, la serialità, il teatro come terapia: non cura. La differenza è sostanziale. Il repertorio di Wright non lenisce i mali, siano essi emotivi, storici o fisici, li mette in evidenza. Al cospetto di chi guarda. Poi sarà lo spettatore a decidere cosa fare: questa libertà di scegliere rende il racconto filmico e seriale del britannico intrigante e poliedrico.
Il contributo del pubblico
Valore aggiunto resta la narrazione su più livelli e la capacità di condurre lo spettatore alle conclusioni senza mostrare direttamente una morale costruita a tavolino. Lo abbiamo visto in “M – Figlio del Secolo” (la serie evento targata Sky Cinema) in cui Luca Marinelli incarna Benito Mussolini.

Il lavoro di Wright non si concentra soltanto sull’anatomia di un dittatore, ma preme consapevolmente sulla metamorfosi del panorama circostante. Di fronte a un’esplosione (storica, politica o sociale) come si comporta chi assiste?
Dal romanzo alla realtà
Resta inerme e accetta il cambiamento oppure prova a metterci del proprio? In un senso o nell’altro, la risposta a questa domanda anima episodio dopo episodio. Vale per la serie prodotta da Sky e Apartment, ma è possibile ritrovare gli stessi stilemi anche in Cyrano (diretto dal regista britannico nel 2021), Carlo II – Il potere e la passione (2003) e L’ora più buia (2017).
Poi si passa all’indagine letteraria che scruta e scompone la psiche: Orgoglio e Pregiudizio (2005) ed Espiazione (2007). Tasselli di un mosaico che porta alla composizione e decomposizione di potenziali idoli e anti-eroi in una sorta di training autogeno capace di guardare alla collettività per poi autodistruggersi in un ultimo atto che lascia emozioni contrastanti e affoga in un inevitabile senso di colpa.
Il potere come morale
Il regista britannico – anche grazie alle influenze dei genitori che lo hanno svezzato a colpi di scena e teatralità (padre e madre sono i fondatori della Little Angel Theatre) – non lascia che il pubblico resti a guardare quello che accade. Gli consegna idealmente le “chiavi” della vicenda facendolo sentire parzialmente responsabile di ciò che guarda.

Un passo a due intenso, cinico e sconquassante. In grado di scuotere come un colpo al cuore quando si abbassa la guardia dei sentimenti e si lasciano passare le emozioni. Lo conferma anche chi ha lavorato con lui: Marinelli ha confessato di aver preso parte a M per “assumersi le proprie responsabilità per quanto accaduto in Italia nel ventennio fascista”.
Da Churchill a Re Carlo II
Gary Oldman ha detto che il Churchill di Wright è “uno dei personaggi più complessi a cui si è dedicato. Non solo per la metamorfosi fisica”. Keira Knightley – diretta da Wright in Anna Karenina e Orgoglio e Pregiudizio – ha confessato di aver avuto difficoltà a liberarsi dalle suggestioni che i rispettivi personaggi le hanno lasciato.
Un ritorno alla normalità durato settimane. Insomma il cinema del regista britannico è immersivo: anima e corpo tra tempo della storia e tempo del racconto. Vale anche per chi guarda, costretto a ritrovarsi parte attiva degli avvenimenti pur essendo altrove. Un’osmosi letale che ha catturato anche gli italiani con “M – Figlio del secolo”.
La simbologia di “M – Figlio del secolo”
Non si tratta soltanto di presunte nostalgie che hanno catturato la platea dello Stivale: “M – Il figlio del secolo” (tratto dall’omonimo romanzo di Antonio Scurati) ha coinvolto e convinto il pubblico anche e soprattutto per una quantità di espedienti e figure retoriche celate all’interno delle scene più significative.
Imprescindibile il contributo musicale che ha reso tutto più centrato. La prima metonimia cinematografica riguarda l’uso delle mosche non appena Mussolini compie atti scellerati. Le mosche notoriamente si posano sul fango e ogni nefandezza compiuta dal Duce è scandita con il suono delle mosche: “Più le ammazzo, più tornano” afferma Marinelli.
I demoni del Duce
L’espediente è chiaro. Così come l’arrivo della gigantografia con il volto di Mussolini nell’ufficio del dittatore: rappresenta il suo ego e la sua coscienza. Due antitesi che, spesso, collimano. Infatti Marinelli si confronta solo con l’opera d’arte: con gli uomini e le donne in carne e ossa non è più possibile, perché nella realtà conta solo il suo volere.
#MIlFigliodelSecolo la nuova serie #SkyOriginal con #LucaMarinelli, diretta da #JoeWright e tratta dal romanzo di Antonio Scurati è ora disponibile in streaming solo su NOW! pic.twitter.com/lMnTXCoyBo
— NOW (@NOWTV_It) January 31, 2025
O almeno questo è quello che crede: illusione che Marinelli restituisce al meglio anche quando il Duce è alle prese con la sua ulcera. “Condanna” che si ripercuote ogni volta che il dittatore riceve una notizia riguardo alle strategie da usare: un campanello d’allarme per chi guarda.
Luci e ombre della dittatura
Il delitto Matteotti è una scelleratezza sotto ogni aspetto e viene descritta nel pieno delle convulsioni di Mussolini. Quasi a voler dire: il Duce non ascolta l’etica e se ne infischia della Legge, ma contro le ripercussioni fisiche, spesso figlie di stress e rabbia, intrise da una parvenza di senso di colpa, non può nulla.
Infatti il sollievo è solo passeggero, poi i demoni del Duce tornano sotto forma di allucinazioni: Margherita Sarfatti prima, la vedova Matteotti poi. Il ruolo della musica techno, in questo caso, è fondamentale. Il ritmo e i capovolgimenti di fronte – anche sul piano armonico – sintetizzano le turbe psichiche meglio di qualsiasi altro espediente retorico.
“𝐶𝑜𝑠ì 𝑖𝑛𝑑𝑖𝑔𝑛𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑒 𝑝𝑒𝑛𝑎 𝑒𝑣𝑎𝑝𝑜𝑟𝑒𝑟𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎé 𝑑𝑜𝑣𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑐'è 𝑢𝑛 𝑐𝑜𝑟𝑝𝑜 𝑛𝑜𝑛 𝑐’è 𝑛𝑒𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑢𝑛 𝑚𝑜𝑟𝑡𝑜.” #MIlFigliodelSecolo pic.twitter.com/quY6Oo0597
— Sky (@SkyItalia) February 6, 2025
Un approfondimento e sviluppo concreto anche per lo studio dei rumori e del dosaggio tra luce e buio in ogni singola scena: la serialità si piega alla settima arte senza snaturare il contenuto primario. Un racconto senza tempo consegnato alla storia e, da qualche settimana, anche al cinema.