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A spasso nel Tenco: la morte del cantautore è ancora una ferita aperta

Andrea Desideri
Andrea Desideri

La morte di Luigi Tenco ha cambiato per sempre la storia del Festival di Sanremo: cosa dicono le carte dell’inchiesta dopo 58 anni.

Sanremo è la porta principale su costume e società del Paese, in particolar modo quando a farla da padrone sono le note musicali. Il Festival della Canzone Italiana ha sempre rappresentato uno spaccato di vita, attraverso le canzoni, ma soprattutto tramite lo spettacolo che ne deriva. Dalla vita alla morte, sembra impossibile quando l’atmosfera è quella di una scolaresca in gita. 

La “bolla sanremese”, però, ha anche spento idealmente le luci della ribalta per lasciare spazio alle ombre di una vicenda che, ancora oggi, a 58 anni di distanza, risulta una ferita aperta. Il 27 gennaio 1967 moriva Luigi Tenco: la cornice è quella del Festival di Sanremo, il teatro del dramma è la sua camera d’albergo all’Hotel Savoy. 

Luigi Tenco muore in hotel: cos’è successo al Savoy

Un fulmine a ciel sereno che colpisce prepotentemente la kermesse canora. Mike Bongiorno e Renata Mauro in prima linea hanno cercato di tenere a bada le polemiche, specialmente dopo aver deciso di andare avanti con la manifestazione: lo spettacolo deve continuare. Il garbo (e per alcuni il cinismo) di Bongiorno – costretto da esigenze di scaletta – nel comunicare in Eurovisione la morte di Tenco non è bastato a cancellare una ferita aperta. 

Luigi Tenco al pianoforte
Il cantautore tra luci e ombre a Sanremo

Il presentatore di origini americane ha più volte detto che, da quella notte tremenda, la sua carriera poteva cambiare. I telespettatori gli hanno più volte rinfacciato – così come la Rai che comunque si è assunta la propria parte di responsabilità – la scelta di non sospendere tutto. Sanremo è Sanremo, ma Tenco era Tenco.

“Ciao, amore, ciao”: un addio in musica 

Un artista dal respiro internazionale, potremmo dire oggi, in grado di comporre canzoni avanguardistiche dalla profondità testuale e l’evidente armonia. Quasi 60 anni fa è in gara al Festival della Canzone Italiana in coppia con Dalida. Il brano selezionato per la kermesse è “Ciao, amore, ciao”. Quasi un annuncio velato di quel che sarebbe successo quel 27 gennaio tra l’una e mezza e le due e mezza della notte. 

A trovare il corpo di Tenco senza vita è proprio la collega italiana naturalizzata francese. Iolanda Cristina Gigliotti avvisa immediatamente il direttore dell’hotel che chiama le autorità competenti: vicino a lei c’è Lucio Dalla, che aveva la camera adiacente a Tenco, l’artista corre a chiamare gli altri partecipanti alla kermesse canora. “È successo qualcosa a Tenco”, in una quarantina di minuti chiunque – compresi i vertici Rai – si precipita all’Hotel Savoy. 

I problemi di ansia e l’uso di tranquillanti

Il caso è scoppiato. Nell’albergo c’è anche il Commissario Arrigo Molinari della Polizia di Stato, il quale comincia a fare domande ai presenti. Il primo che ascolta è Mike Bongiorno, sopraggiunto sul luogo di quello che potrebbe sembrare un delitto ma viene etichettato come suicidio.

Luigi Tenco in un'esibizione dal vivo
Il cantautore entra nella storia del Festival della Canzone Italiana

Il conduttore dichiara che Tenco aveva problemi di gestione dell’ansia e spesso era sopraffatto dal nervosismo: assumeva, questo sarà stabilito in un secondo momento grazie agli esami tossicologici, Pronox. Un forte ansiolitico. 

Mike Bongiorno è l’ultimo ad aver visto Tenco

La sera dell’esibizione ha accompagnato la dose di tranquillante con una bottiglia di grappa e, secondo la testimonianza di Bongiorno, non riusciva ugualmente a salire sul palco dell’Ariston. Lo convinse proprio il conduttore a fare il passo decisivo. Luigi Tenco entra in scena, canta “Ciao, amore, ciao” ma si rende conto di aver fatto meno di quanto avrebbe voluto. 

La giuria della kermesse canora non aiuta: il brano viene eliminato con 38 voti a favore su 900 che erano i membri dell’allora giuria popolare. Un flop in piena regola. Tenco abbandona l’Ariston, Dalida prova a fermarlo ma lui non ascolta nessuno. L’artista, nato a Cassine in provincia di Alessandria, prende la macchina e si dirige verso il Savoy senza neanche andare a cena. Poi silenzio per qualche ora. Il rumore sordo delle urla di Dalida – davanti alla camera 219 dell’hotel sanremese – sveglia le coscienze di molti e da quel 27 gennaio di quasi 6 decadi fa si cominciano a mettere insieme (e talvolta rimettere in discussione) i frammenti di una vita spezzata.

Il corpo senza vita in hotel: “È suicidio” 

Luigi Tengo si è tolto la vita, questo asserisce il Commissario Molinari nella sua relazione. L’uomo è arrivato all’Hotel Savoy intorno alle 3 del mattino, con lui c’erano gli agenti di copertura e il medico legale. “La posizione assunta dal cadavere – si legge nel rapporto – come conseguenza di ferita d’arma da fuoco a scopo suicidio”. 

La pistola in un cassetto: il retroscena sul calibro

Tesi, come racconta l’esperto di gialli Carlo Lucarelli, che inizialmente non torna a causa delle divergenze – soprattutto nelle testimonianze – sul ritrovamento del corpo. La posizione in cui sarebbe stato il cadavere di Tenco aprirebbe diversi dibattiti. Il punto focale resta la pistola: una Walter PPK, calibro 765, che inizialmente venne scambiata per una Beretta calibro 22. 

Luigi Tenco tra le colonne
L’artista si è tolto la vita dopo la prima serata del Festival di Sanremo 1967

Ma perché Tenco aveva un’arma? La risposta la diede il cantante stesso qualche mese prima del Festival di Sanremo: era stato minacciato. Presunte gelosie dovute alla vita sentimentale movimentata. La ragione, dunque, sarebbe stata difesa personale. 

Lo spettro della ludopatia

Gli esperti, tra cui Carlo Lucarelli, raccontano anche altro: Tenco era armato per tutela, ma da possibili avventori. L’artista, infatti, potrebbe aver avuto una dipendenza dal gioco d’azzardo. Quella che oggi chiamiamo ludopatia

Tenco, nel pomeriggio che anticipa la dipartita, avrebbe vinto al Casinò di Sanremo circa 3 milioni di lire. Somma che non è mai stata ritrovata e, secondo i criminologi, potrebbe rappresentare un movente credibile riguardo alla possibile uccisione di Tenco. Non si sarebbe, dunque, tolto la vita ma lo avrebbero ammazzato. 

Proprio con la pistola che lo stesso artista aveva sempre con sé. A tal proposito, lo sparo – che Tenco si sarebbe inferto alla tempia destra – nessuno lo ha sentito: né Dalida, né Lucio Dalla, che sono stati i primi ad accorgersi di tutto. Il cantautore, però, presenta un foro in prossimità della parte alta del viso, con tracce di sangue abbastanza evidenti.

Omicidio o suicidio: la conferma nel 2005

Omicidio o suicidio? La conferma della seconda (e definitiva) tesi arriva nel 2005. Quando i familiari del cantante fanno riesumare il corpo e danno l’autorizzazione per gli esami che scongiurano qualsiasi altro scenario. Il guanto di paraffina sul corpo del cantautore non venne autorizzato all’epoca dei fatti per motivi economici, come sottolineato dal Commissario di Polizia in coda al rapporto finale. Il caso venne chiuso (per poi essere parzialmente riaperto dopo 38 anni) il 24 giugno del 1967. 

Prima dei referti, però, c’è la lettera che Tenco lascia come fosse l’ultimo tassello di un puzzle: “Ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente 5 anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda “Io tu e le rose” in finale e a una commissione che seleziona “La rivoluzione”. Spero serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao, Luigi”

I motivi dell’addio

Quel saluto finale sottolinea come Luigi Tenco non si sia suicidato soltanto per un Festival andato male, ma anche e soprattutto perché (forse) non credeva più in quello a cui l’arte – che il cantautore era abituato a sposare – stava cedendo il passo. Business, ritmi e scadenze di un’industria musicale che, secondo Tenco, appariva sempre più lobotomizzata. 

Un duro colpo per chi oggi racconta e vive Sanremo, come evento e in particolar modo come appuntamento per cercare di riavvolgere il nastro senza dimenticare le note stonate. La morte di Tenco sicuramente è una di queste. Risuonano, oltre alle sue canzoni, le ultime parole dette alla fidanzata di allora (Valeria) che amava e con cui avrebbe parlato prima di togliersi la vita. 

Le ultime ore di Tenco

Avrebbe anche provato a chiamare Ennio Melis, allora capo della RCA Records (nota casa discografica italiana attiva fino al 1987), per sfogarsi. I più vicini a Tenco ipotizzano che, se Melis avesse risposto, probabilmente le cose sarebbero andate diversamente. 

Uno sfogo definitivo avrebbe evitato il peggio. Accaduto dopo un’ultima dedica alla fidanzata: “Andiamo via, andiamo in campagna – sussurra Tenco – e facciamo un figlio, ma prima voglio convocare una conferenza stampa per protestare contro il verdetto della giuria”. 

La conferenza stampa mai tenuta

Quella conferenza stampa non c’è mai stata e i sogni di gloria sono diventati rimpianti nell’archivio di una manifestazione senza tempo che ha garantito tanti successi, molte rivelazioni, ma anche qualche rimorso. Luigi Tenco, ancora oggi, rappresenta il “peccato originale” della kermesse per antonomasia. Per quel che è stato, ma ancor di più per quel che sarebbe potuto essere se il destino – e una buona dose di negligenza – non ci avesse messo del suo. 

Andrea Desideri