Lasciate in pace Paola Cortellesi, il “domani” glielo state rubando
Paola Cortellesi convive con il successo di “C’è ancora domani”: gli applausi e i riconoscimenti possono essere un’arma a doppio taglio.
“C’è ancora domani” non andrà agli Oscar. In queste ore si è creato il corto circuito secondo cui l’opera prima della regista e interprete romana sarebbe stata annoverata nella categoria Miglior Film all’interno della selezione 2025 proposta dall’Academy: niente di più errato.
Il lungometraggio di Paola Cortellesi, questo sì, è entrato nella lista dei 323 film che potrebbero essere candidati in altre categorie. La statuetta come Miglior Film Internazionale se la contendono altri film, come “Vermiglio” di Maura Delpero.
“C’è ancora domani” agli Oscar: come stanno le cose
L’opera di Cortellesi ha la possibilità, non è ancora certo, di comparire in lizza per la Miglior Sceneggiatura, Miglior Regia e Miglior Attrice Protagonista. Attraverso la figura di Romana Maggiora Vergano. La risposta definitiva si avrà il prossimo 17 gennaio.

L’Academy sta vagliando ogni possibilità, ma è ancora presto per stappare lo spumante. Sicuramente, però, Paola Cortellesi resta con i piedi di piombo e la bocca serrata. A bocca chiusa, esattamente come la canzone di Daniele Silvestri che fa da colonna sonora al suo film.
Un esordio senza precedenti
Un lavoro mirabile, completo e profondo. Apprezzato sia in Italia che all’estero. Ha fatto incetta di Nastri D’Argento e David di Donatello, raggiungendo livelli di visione e previsione senza precedenti. Quasi nessuno ha raggiunto le vette della Cortellesi in qualità di regista esordiente. Ma, anche se non sembra possibile, ora la regista e interprete avrebbe bisogno soltanto di tranquillità.
“C’è ancora domani” ha scalato l’Everest del cinema italiano (e raggiunto vette importanti a livello internazionale) nell’arco di pochissimo tempo. Questo ha garantito alla regista di bruciare le tappe e costruirsi una credibilità professionale non indifferente, creando tuttavia aspettative senza pari.
In che modo proseguire
Un primo film che ha vinto e ricevuto così tanta ammirazione non si vedeva da moltissimo tempo in Italia. E questo è un bene. Ora, però, Paola Cortellesi deve continuare a lavorare: sta scrivendo una nuova storia, ma la domanda che tutti le fanno è un’altra: cosa farà? Perché il punto è proprio questo. Dopo aver scalato idealmente l’Everest, cos’altro è possibile fare?

Difficile superarsi, ma fare un tentativo è d’obbligo. Soprattutto perché la carriera della regista romana non può chiudersi dopo un’opera prima. Cortellesi ha tanto altro da dire, ma deve potersi esprimere e caricarla di tutta questa aspettativa non aiuta.
Il peso del successo
Infatti, non a caso, sceglie il silenzio o la divagazione: a chiunque le chiede cosa bolle in pentola lei risponde che sta lavorando. Null’altro, perché non serve altro. Vederla, tuttavia, doversi districare tra una possibile candidatura all’Oscar e una ulteriore fuga di notizie è poco rassicurante. In particolar modo per chi cerca di ragionare su un domani – in tutti i sensi – da affrontare in sala.
Arrivare a presentare la propria opera prima a 50 anni è già un bel salto nel buio, lei l’ha superato grazie alla tenacia e la profondità d’animo che la contraddistinguono. Se, però, si continua a parlare soltanto della sua riuscita (a più di un anno dalla proiezione in sala) pretendendo anche di spingerla oltre quel che ha già ottenuto, il rischio è alimentare un’ipertrofia che non fa bene al processo creativo. Suo e di qualunque altra regista dovesse trovarsi negli stessi panni.
Il futuro è alle porte (del cinema)
“C’è ancora domani” resta un riferimento, con o senza Oscar, ma bisogna anche avere la forza di mettere un punto. E pensare al domani davvero. Altrimenti quando Paola Cortellesi tornerà in sala le aspettative e la pressione mediatica saranno talmente elevati da non garantirne l’eventuale conferma e attendibilità professionale ottenuta finora.
C’è ancora domani, appunto, ma conta viverlo con calma. Quella stessa calma che l’opinione pubblica sta togliendo alla Cortellesi, chiamata quasi a doversi giustificare per non aver preso parte (ancora) agli Oscar. Gli applausi possono diventare tenaglie, mentre Paola Cortellesi (come qualunque altro regista esordiente) ha bisogno di molle per spingersi oltre.