“Acsexybility – il diritto alla sessualità”: l’altra faccia della complicità
“Acsexybility – il diritto alla sessualità” è un documentario che indaga l’universo delle persone con disabilità partendo dal sesso.
Una scena a luci rosse può attirare l’attenzione di molti, ma se al posto dei corpi ci fossero soltanto delle ombre come reagiremmo? Se lo chiede Daniel Goncalves, regista e ideatore di “Acsexybility – il diritto alla sessualità”, a tal punto da far iniziare così il proprio documentario.
La sua non è soltanto curiosità: somiglia più a un’esigenza. La necessità di far capire che il sesso, inteso come intimità e non soltanto come mero atto di accoppiamento, è qualcosa che prescinde dal fisico pur avendo i corpi come protagonisti.
Il sesso non ha barriere
Da questo assunto ideale e, per certi versi, profondamente concreto comincia un’opera che dura 86 minuti. Uno spaccato di vita che mette insieme persone con disabilità e normodotate per raccontare la sessualità nel profondo senza cadere nel banale. Com’è possibile vivere la propria intimità avendo una patologia?

Esattamente come in ogni altra situazione, con pienezza e voglia di scoprirsi. Di conoscersi, di volersi. “Acsexybility” racconta, attraverso la voce di una decina di protagonisti di varie provenienze ed etnie, cosa si prova a essere disabili e passionali. Scardinando il tabù collegato alla sessualità delle persone con disabilità, le quali spesso vengono tacciate di non provare nulla.
Goncalves fa “parlare” le differenze
Anzi, potrebbero addirittura essere intese come entità asessuate. Questo, naturalmente, agli occhi di chi guarda il mondo circostante in maniera superficiale, ma Goncalves va oltre. Non solo intende mostrare a coloro che non hanno mai prestato troppa attenzione al mondo legato al terzo settore come funzionino le cose, ma ha intenzione di mettere a nudo – in tutti i sensi – le vessazioni che, in termini di natura intima e sessualità, i disabili subiscono ogni giorno.
A parlare sono direttamente una decina di protagonisti e protagoniste, ciascuno con una patologia e un corpo diverso. La peculiarità del documentario è quella di lasciare spazio esclusivamente ai loro racconti: nessun altro intervento, solo un montaggio serrato e le domande dell’intervistatore. Nessuna prevaricazione, nessun espediente furbo e soprattutto nessuna morale.
Un’indagine fra passioni e reciproca complicità
Non c’è una lezione al termine di “Acsexybility – il diritto alla sessualità”, ma solo ulteriore voglia di apprendere e capire. La telecamera indugia in maniera curiosa e mai invadente sui corpi dei protagonisti e delle protagoniste, i quali si mettono a nudo in ogni modo possibile, mostrando le loro storie e le loro reciproche fantasie.

Ciascuno racconta una parte di sé favorendo al cronista quel lato più personale e godereccio che completa caratteri eclettici e dotati di numerose sfaccettature. La loro emancipazione dimostra che, in un contesto contemporaneo, non esistono corpi perfetti. Anche se viviamo una fase storica in cui c’è un’ipertrofia della sessualità.
La sensualità non conosce canoni
L’alternativa sarebbe l’oscurantismo e l’ignoranza, quindi il valore aggiunto rimane parlarne e vivere certe pulsioni appieno. All’interno di certe suggestioni, anche mediatiche grazie ai film a luci rosse e non solo, che coltiviamo quotidianamente, però, è bene sapere che nella realtà i corpi hanno tutti una loro caratterizzazione e forma peculiare.

Non esistono canoni univoci: l’eros è qualcosa di talmente soggettivo e, in qualche maniera, irrazionale che non può essere controllato o determinato dalla perfezione di un seno o lo stacco di coscia implacabile. Può essere sensuale anche l’alchimia e il pathos che si crea al cospetto di un arto mancante o di una protesi, oppure ancora l’eccitazione che genera un corpo fragile e apparentemente non conforme, ma bruciante di passione.
Spogliarsi (anche) dai preconcetti
I canoni per l’eccitazione sono tutti ugualmente validi nella loro diversità. Questa l’unica certezza all’interno delle esperienze condivise nel girato, disponibile attualmente su Prime Video. L’opera merita di essere vista perché apre gli occhi e annienta i pregiudizi su un universo, come quello della sensualità, che fa gola a molti ma è ancora eccessivamente ghettizzato all’interno di standard ben definiti che, nella vita reale – in cui a contare restano le emozioni –, sono profondamente diversi.