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ACAB – La Serie: 10 motivi per credere nel sequel di Netflix

Andrea Desideri
Andrea Desideri

ACAB – La Serie conquista il pubblico di Netflix. Gli estimatori aspettano il sequel: 10 motivi per credere nel secondo capitolo del progetto.

ACAB è un acronimo usato negli Stati Uniti, in prevalenza, che sintetizza il concetto “All Cops Are Bastards”. Affermazione forte volta a sintetizzare – in special modo nelle fasce di popolazione maggiormente ghettizzata – la piaga sociale degli abusi in divisa.

Le prevaricazioni da parte di alcuni rappresentanti delle Forze dell’Ordine sono oggetto di riflessione e dibattito non solo negli USA, al punto che anche in Italia si è cominciato a parlare del tema da diversi anni. Nello specifico la terminologia (ACAB) dalla matrice statunitense è stata importata, per così dire, anche nello slang italiano. 

In principio fu Sollima

Non solo semantica, anche attualità e – in qualche caso – racconto. Il primo a portare una tematica, focalizzata sulla vita e lo sviluppo della Polizia Celere (con riferimento al Reparto Mobile) in Italia, simile al cinema è stato Stefano Sollima. Il regista romano che, dal 2008, ha aperto la strada tracciando il sentiero delle nuove serie crime con il successo di “Romanzo Criminale” – ispirata all’omonimo romanzo e tratta in parte dal film diretto da Michele Placido –, sceglie di raccontare uno spaccato di vita partendo non solo dai fatti del G8 di Genova (2001), ma affrontando anche la quotidianità, i compromessi e le scelte che è chiamato (talvolta costretto) a fare il celerino. Vessato dall’opinione pubblica, ma spesso mandato in prima linea nel vulnus del dissenso. Piazze, manifestazioni, insofferenza e tanta violenza. 

ACAB Giallini Bellè
L’importanza del sequel di ACAB

Certi atteggiamenti restano ingiustificabili quando si indossa una divisa, ACAB (il film) vuole raccontare cosa c’è dietro e soprattutto come si arriva – non sempre, ma ancora troppo frequentemente – a perdere il controllo. Quest’evoluzione, che può tradursi in una spirale negativa, è figlia di innumerevoli fattori che poco hanno a che fare con il servizio fine a sé stesso. 

Il successo di Favino, Nigro e Giallini

Riportare ordine è solo una parte dell’operato della Celere, Stefano Sollima – attraverso il contributo di un cast corale che trova massima espressione nei ruoli di Filippo Nigro, Pierfrancesco Favino, Marco Giallini e Andrea Sartoretti – descrive la natura complessa e altalenante di un mestiere fatto di compromessi ed esasperazioni che portano alla mutazione di mentalità e caratteri. I protagonisti (Negro, Mazinga e Cobra) rappresentano 4 personalità tipiche e distinte: uomini, celerini, sottoposti chiamati a essere leoni tra luci e ombre della quotidianità e del lavoro.

ACAB serie
Una scena tratta da ACAB-La Serie

Il lungometraggio in sala ottiene il successo sperato. Stefano Sollima conquista il favore di pubblico e critica, così come chi ha lavorato a un’opera tanto intensa quanto necessaria. A 13 anni dall’uscita in sala, la parabola storica ed evolutiva del celerino viene raccontata nuovamente. Stavolta, però, Sollima viene sostituito da Michele Alhaique. 

Dal film alla serie Netflix

Il film diventa una serie, sempre attingendo dallo scritto di Bonini: ACAB si snoda all’interno di 6 episodi, tutti importanti. Degli interpreti iniziali resta soltanto Marco Giallini (la parabola seriale, infatti, viene incentrata su di lui e sul comando che tiene unito con sacrificio e una buona dose di complicità) nei panni di Mazinga. Insieme a lui collaboratori, amici e colleghi fedeli.

In particolare Pietro Fura, il quale resta gravemente ferito durante alcuni scontri in Val di Susa. Nello stesso frangente viene pestato un ragazzo, che si ritroverà a lottare fra la vita e la morte, mentre Fura dovrà passare il resto della vita su una sedia a rotelle. Questo stravolgimento iniziale cambierà le vite dei componenti del Reparto Mobile di Roma fino a chiedersi quanto ancora valga la pena continuare a nascondersi dalle proprie debolezze e cicatrici. 

Mazinga e gli altri

La serie rispetto al film è più completa sul piano analitico ed evolutivo dei singoli personaggi, la figura di Mazinga (Marco Giallini) fa da collante a tutto il resto della squadra. L’antagonista, per modi e approccio al lavoro, è Adriano Giannini (che veste i panni di Michele Nobili) trasferito a Roma per sostituire Fura. Dal rapporto fra i due scaturiscono nuovi equilibri che si ripercuotono sugli altri effettivi del reparto, in primis Marta Sarri (interpretata da Valentina Bellè).

ACAB Pierluigi Gigante
Pierluigi Gigante in ACAB-La Serie

La serie propone un finale aperto e i telespettatori attendono risposte. Ci sarà una seconda stagione? La risposta è forse. O meglio: Netflix non ha ancora fatto sapere nulla agli abbonati che, da settimane, commentano sotto ogni post dell’azienda chiedendo un secondo capitolo di quella che potrebbe diventare – eventualmente – anche una saga. Nessuno prevede il futuro, ma nel presente (rimanendo legati alla stretta attualità) è possibile rintracciare 10 motivi per cui ACAB – La serie merita un sequel

10 motivi per un sequel

  • La fotografia: i tagli garantiti da Vittorio Omodei Zorini sono qualcosa di inedito nella serialità televisiva. Riesce ad accompagnare metaforicamente lo spettatore nelle notti più buie in cui la Celere presta servizio, senza sminuire il tasso d’azione presente in ciascun fotogramma. L’illusione di essere presenti in ogni avvicendamento, persino il più brusco, è netta e il coinvolgimento – sotto tutti i punti di vista – ne giova. 
ACAB Giannini
Adriano Giannini in ACAB-La Serie
  • L’evoluzione dei personaggi: i caratteri dei singoli protagonisti sono scritti e delineati con una precisione chirurgica. Ogni pedina è fondamentale per gli sviluppi e l’equilibrio della storia. Un secondo capitolo approfondirebbe le “maschere” mostrate con accuratezza, cinismo e la giusta dose di pathos. 

Chiudere un cerchio

  • Il finale: è necessario un epilogo per evitare di lasciare diverse storie a metà. All’interno degli episodi si mostrano delle parti fondamentali, che coincidono con snodi emotivi piuttosto forti, che devono avere una chiusura.
  • Amerigo Panebianco: il personaggio di Sandro Bersani, anche grazie all’impostazione trasversale garantita dalla natura dell’interprete, è diventato un riferimento dentro e fuori i social. I fan azzardano lo spin-off dedicato a lui: si tratta di una richiesta goliardica, per il momento basterebbe un sequel per colmare quei vuoti che Panebianco ha lasciato. Soprattutto nel cuore degli estimatori. Bersani, nello specifico, ha lavorato già in contesti molto importanti. Era all’interno di “Adagio” – diretto da Stefano Sollima – e ha preso parte alla prima stagione di “Vita da Carlo”. Sotto la supervisione di Carlo Verdone. Senza contare l’esperienza americana all’interno di “Simple Favor 2”. Non è l’unico, tra i personaggi secondari, ad avere un respiro internazionale sul piano professionale. Daniele Natali, Maurizio Tesei e Fulvio Pepe sono interpreti a cui lasciare spazio – insieme alla parabola crescente di Panebianco – all’interno di un possibile secondo capitolo ricco di spunti ed eventuali approfondimenti.

Michele Alhaique: una scommessa vinta

  • La regia: Michele Alhaique ha dimostrato, anche grazie a “Senza nessuna pietà”, di districarsi bene nella dimensione dell’action thriller. In ACAB – La serie ha strizzato l’occhio al Drama senza snaturarlo. Un’ulteriore evoluzione potrebbe garantire nuovi canoni anche all’interno di determinati standard. Una potenziale pagina bianca da riempire ancora.
  • Il ruolo del gruppo: la serie mostra un meccanismo molto presente nella società di oggi, la forza – anche coercitiva – del gruppo. Una sorta di cameratismo, nocivo quando portato agli estremi, che cessa di esistere nel momento in cui i singoli componenti si ritrovano a fare i conti con i rispettivi traumi. La violenza (anche rispetto a determinati atteggiamenti non per forza fisici) passa dall’ambiente di lavoro al lato più intimo di ciascun personaggio. Non senza conseguenze. Capirne le ripercussioni potrebbe essere un ottimo spunto per il secondo capitolo.

Il ruolo del pubblico

  • L’impatto sul pubblico: ACAB- La Serie ha riacceso un dibattito che, nella sostanza, non si è mai spento. I celerini rappresentano l’esasperazione negativa delle Forze dell’Ordine oppure no? Un interrogativo che la cronaca ha alimentato nella mentalità degli italiani (e non solo) dando vita a dissertazioni politico-sociali e – in parte – culturali di vario genere. La serie non garantisce una risposta precisa, né tantomeno vuole riabilitare le nefandezze (che si possono trovare all’interno di ogni contesto lavorativo). Fornisce, però, uno spaccato veritiero che non finisce all’interno dell’orario di lavoro. Mostra anche cosa succede quando i componenti del Reparto mobile tornano a casa. Se possibile, lì comincia una seconda “Via Crucis” impossibile da ignorare. 
  • La disabilità: all’interno della serie viene descritta la metamorfosi di Pietro Fura (Fabrizio Nardi), costretto su una sedia a rotelle dopo il pestaggio in Val di Susa, il cambiamento – non solo fisico – sembra inizialmente una sorta di “contrappasso” per quel che ha vissuto fino a quel momento (da leone in divisa a sottomesso fra quattro mura). In realtà rappresenta una rinascita graduale colma di rabbia, inizialmente, che potrebbe sfociare in metabolizzazione e catarsi. Uno dei caratteri da approfondire e su cui basare parte del possibile sequel.

Dal romanzo alla piattaforma

  • Il romanzo di Bonini: l’opera da cui la serie e il film sono tratti è divisa in diversi episodi. I sentieri da percorrere in tal senso possono essere ancora tanti. C’è margine per attingere ulteriormente dalle pagine di una fatica letteraria ancora molto attuale. La serie non ha riferimenti precisi ad alcune parti del libro, proprio per questo potrebbero esserci molteplici sviluppi. 
  • Crossover con il film: l’opera vede tra i protagonisti principali anche Pierfrancesco Favino e Filippo Nigro. Entrambi considerati molto bene da Netflix. L’azienda potrebbe valutare di basare il sequel anche sul rientro di un altro dei personaggi iniziali. Da accompagnare a Giannini e Giallini, Filippo Nigro ha già mostrato confidenza con il colosso streaming lavorando a “Suburra – la serie”. Il crossover è servito. 

Netflix è al centro di decisioni importanti, specialmente per quanto riguarda la composizione dei palinsesti che verranno. Il pubblico aspetta “Mercoledì 2” – direttamente dalla fantasia di Tim Burton, che ha trovato nuova linfa anche al cinema con un altro sequel: “Beetlejuice” – nel frattempo, però, auspica di vedere anche il secondo capitolo di ACAB. Per questo credere nel sequel, oggi, non è un’utopia.

Andrea Desideri