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Un giorno con Checco Zalone

Andrea Desideri
Andrea Desideri

Dieci anni fa l’incontro con Luca Medici, alias Checco Zalone: da “Quo Vado” a “L’ultimo giorno di patriarcato”. Profezia di un successo.

Il 1° gennaio del 2016 usciva nelle sale “Quo Vado”, film dei record di Checco Zalone – al secolo Luca Medici – con la collaborazione e la regia di Gennaro Nunziante. Medici ha scritto anche parte della sceneggiatura. 

È importante ribadirlo perché, da allora, comincia il viaggio professionale dell’interprete pugliese verso la maturazione artistica. “Quo Vado” batte ogni record d’incasso e consenso. Piace a pubblico e critica: ne parla chiunque, senza esitazione. Al punto che, nei programmi di intrattenimento, nasce il “Checcothon”: contatore che misura, ironicamente, gli incassi per minuto dell’opera.

Medici in prima linea

Per vedere risultati simili, anche migliori, dobbiamo aspettare il debutto alla regia di Paola Cortellesi con “C’è ancora domani”. Tornando a Zalone, invece, le sue opere già nove anni fa erano un riferimento. “Quo Vado” superò ogni aspettativa, ma c’erano anche le premesse (ottime) di “Cado dalle nubi” – suo primo film da protagonista – e “Che bella giornata”

Senza dimenticare “Sole a Catinelle”. La costante di queste opere è l’occhio vigile di Gennaro Nunziante. Il sodalizio con il regista pugliese si interrompe per l’uscita di “Tolo Tolo”, in cui Zalone si mette in gioco anche dietro la macchina da presa. 

Dal successo di “Quo Vado” a “Tolo Tolo”

I risultati non sono gli stessi: bene all’esordio, ma l’opera rimane controversa e divisiva. Non ha lo stesso impatto delle precedenti. Luca Medici, tuttavia, non ha mai avuto intenzione di mettere d’accordo tutti: l’artista – sia al cinema che sul palco – ha sempre voluto lasciare la propria impronta usando una determinata cifra stilistica. 

Checco Zalone record al cinema con Tolo Tolo
Zalone da record nelle sale italiane (Screenshot Instagram profilo ufficiale)

A Zelig, quando accanto a lui c’erano Bisio e Vanessa Incontrada, lo ha dimostrato attraverso le canzoni. Satira allo stato puro, contro quelle che erano le convenzioni sociali dei primi anni Duemila. “La taranta de lu centro destra”, oppure “Testimona di Geova”, fino a “Ti regalerò una cosa”. Brani in grado di strappare qualche sorriso e addirittura alcune riflessioni. In barba al politicamente corretto. 

Le canzoni come risorsa

L’espediente canoro, per Zalone, è rimasto anche al cinema: i brani, così come tutta la parte musicale, li compone e cura personalmente dalla sua prima opera. “Cado dalle nubi” consegna al cinema singoli potenti e dissacranti come “Gli uomini sessuali” o “Angela”. “Che bella giornata”, invece, è la culla di “L’amore non ha religione”. 

Checco Zalone durante una scena di Tolo Tolo
Checco Zalone in scena (Screenshot Instagram profilo ufficiale)

Hit suonata e trasmessa anche nell’estate successiva all’uscita del film. Stesso iter, con meno impatto, per quanto concerne “La cicogna strabica”. Sorte diversa per “Immigrato” – nel video del brano anche Emanuela Fanelli – mostrato anche come teaser di “Tolo Tolo”

Il silenzio è d’oro

Zalone è questo: cinema, musica e teatro. Come dimostrano le presenze al Festival di Sanremo negli anni. In altre parole: show. Un intrattenimento puntuale, ma anche profondamente strategico. Quando Zalone non esce al cinema va in un “letargo artistico” che, solitamente, dura tre-quattro anni. 

Una decisione maturata proprio dopo il successo – all’epoca senza precedenti – di “Quo Vado”. Lo ha ribadito nell’incontro avuto al Cinema Adriano nel dicembre 2015. Mattina presto, l’appuntamento era in quella che sembrava essere una delle attività di punta del produttore cinematografico Massimo Ferrero. 

Quell’incontro al cinema Adriano

Ora quel multisala è in mano agli olandesi che hanno ereditato il patrimonio dell’ex Presidente della Samp dopo le vicende giudiziarie che lo hanno riguardato. Checco arriva puntuale e inizia ad aprirsi: racconta come è arrivato all’idea di “Quo Vado” e come Nunziante abbia saputo tradurre semplici suggestioni in realtà

Checco Zalone sul set di Tolo Tolo
L’attore in una scena di “Tolo Tolo” (Screenshot Instagram profilo ufficiale)

Parole che trovate ovunque se digitate su Google “Quo Vado conferenza stampa”. Checco Zalone, in quell’occasione, però, volle rimanere 40 minuti in più insieme all’autore di questo pezzo (per un attimo, quanto basta, le regole giornalistiche vengono meno, con l’esclusivo intento di far capire come sia andata davvero). 

Il retroscena alla conferenza stampa

Forse sorpreso dal fatto che un cronista in carrozzina abbia saputo capire fino in fondo cosa volesse dire sul grande schermo, o forse perché aveva apprezzato i modi con cui era iniziata la chiacchierata. Sta di fatto, magari è un caso, che da quel 30 dicembre 2015 Zalone ha iniziato – a suo modo – anche a occuparsi di disabilità: gli spot “satirici” con Famiglie SMA sono un esempio. 

Quello che conta, però, è ciò che ha voluto rivelare nel contesto di una semplice ma – al tempo stesso – potente intervista. Checco Zalone aspetta, scompare e riappare mediaticamente come una scintilla, affinchè il pubblico possa attenderlo.

L’esempio di Alberto Sordi

Zalone ha rifiutato (e questo lo ha confermato in più punti di quella chiacchierata che uscì per Silenzio in Sala) spot milionari perché vuole “conservare” la propria faccia: “Alberto Sordi – disse – non ha mai fatto pubblicità perché intendeva arrivare al cinema con gli spettatori ansiosi di rivederlo”. Insomma: non si espone più del dovuto. 

Gli spot benefici sono stati l’eccezione che ha confermato la regola. Quando Medici, alias Zalone, appare è perché c’è qualcosa che bolle in pentola. E qui torniamo alla stretta attualità: l’ultima performance dell’artista si chiama “L’ultimo giorno di patriarcato”

L’ultimo giorno di patriarcato

Un video social che ironizza, anche con la partecipazione di Vanessa Scalera, sulla fine del patriarcato. La canzone è irriverente, così come il filmato che l’accompagna: chiaro e divisivo allo stesso tempo. Infatti sono giorni che gli utenti si dividono nel commentare tale trovata. E questa è la forza di Luca Medici: troppo spesso si è detto che facesse ridere per far riflettere, ma Zalone (esattamente come un’altra maschera dello spettacolo italiano, Ugo Fantozzi) fa discutere. 

Le sue opere – sotto forma di canzone e sotto forma di lungometraggio – attirano e animano il dibattito. In questi tempi dove tutto è tifo diventa essenziale, poi c’è la raffinatezza di farlo in un certo modo, ma questo è un discorso più ampio che Medici prima e Zalone poi hanno capito anticipatamente. 

Il fine giustifica i mezzi

Oltre il “bene o male purchè se ne parli” c’è il fine che giustifica i mezzi. Le discussioni sotto i post, o fuori alle sale, di Zalone creano cultura. Intesa in maniera diversa, forse più trasversale, rispetto a come la intendiamo oggi.

La cultura – in senso più ampio – non è solo sfoggio di nozioni, ma anche e soprattutto discussione. Dibattito, anche acceso. Zalone conserva la forza del disquisire che parte, in quest’ultima tribute song, dai social e arriva nelle case. Forse, tra un giudizio e un interrogativo, il pubblico comincerà a guardare oltre e magari a chiedersi anche qualcosa in più sull’attuale differenza di genere che vige a livello sociale, politico e culturale. O le conseguenze di quel che Zalone dimostra, anche con l’ausilio della musica. Con Zalone si ride, qualche volta si esagera, ma soprattutto si coltiva un’intesa. 

L’attesa come espediente

Luca Medici vuole questo e, per tale ragione, conserva e centellina la sua immagine. Per creare attesa, ma in special modo per alimentare la dissertazione: tra chi gli dà del genio e chi, invece, lo considera esasperante c’è l’essenza dei temi di oggi che vengono fagocitati – in qualche caso – troppo velocemente. Invece Luca Medici, con Checco Zalone, riesce ad alimentare e sviscerare ogni situazione per più di 48 ore. 

Tolo Tolo, l'ultimo film di Checco Zalone
Luca Medici nei panni di Checco Zalone (Screenshot Instagram profilo ufficiale)

Non è poco, forse è tutto. Ancor di più averlo capito quando gli altri erano ancora altrove. In attesa del prossimo film, magari con quella Scalera co-protagonista che ha rappresentato così bene “L’ultimo giorno di patriarcato” per arrivare a descrivere – altrattanto chiaramente – il nuovo giorno di Luca Medici, con Checco Zalone sempre in agguato.

Andrea Desideri