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L’ultima ruota del Carroccio

Andrea Desideri
Andrea Desideri

Matteo Salvini ha mostrato vicinanza a Trump e Putin. Gli equilibri della politica interna (e quella estera) passano anche dalle sue scelte.

Lo scontro Trump-Zelensky nella Sala Ovale ha stravolto gli equilibri del mondo. La risoluzione del conflitto russo-ucraino è sempre più lontana e l’Italia resta al centro della scena geo-politica attuale: Giorgia Meloni, Presidente del Consiglio, sceglie di non scagliarsi contro il Presidente americano. 

L’esatto contrario fanno i principali leader europei, in testa Emmanuel Macron, dando sostegno e solidarietà all’Ucraina e al proprio leader. “Serve una pace giusta” – dicono molti – riferendosi alla stoccata del Presidente USA, che ha reagito in maniera veemente al cospetto del collega ucraino attaccandolo senza mezzi termini in mondovisione. 

Trump e Zelensky, molto più di una lite

Un testa a testa che non solo inasprisce i rapporti e gli equilibri di politica estera, ma spacca anche la stabilità interna al Governo italiano. Giorgia Meloni, unica leader europea presente all’inauguration day di Trump, cerca di mantenere un equilibrio senza successo. Al cospetto dell’America afferma: “Ogni divisione dell’Occidente ci rende più deboli”. 

Le sue parole – sommate alla dichiarazione: “Una risoluzione del conflitto russo-ucraino non può prescindere dagli Stati Uniti” – vogliono cercare di tutelare il rapporto con l’Europa conservando la diplomazia con gli USA. Evitare di schierarsi non è possibile. 

Salvini (ri)scopre l’America

Lo sa bene Matteo Salvini, attuale Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture e vice-premier, il quale si schiera nettamente con il tycoon americano: “Obiettivo pace! Basta con questa guerra, forza Trump”, scrive il leader del Carroccio su X. 

Salvini presenta il nuovo Codice della Strada
Il Ministro dei Trasporti spiazza gli alleati di Governo (Screenshot Instagram profilo ufficiale)

Posizione che non solo complica la situazione agli occhi dei colleghi europei – supportare in maniera incondizionata chi vorrebbe la resa della popolazione ucraina non è un buon biglietto da visita – ma osteggia anche gli equilibri di partito nella politica interna

“Andiamo a Mosca”: la frase che imbarazza l’Italia

La Lega, infatti, è un alleato di Governo e mostrare vicinanza a Putin e Trump (attraverso gli appelli accorati del proprio leader, il quale immediatamente dopo lo scontro USA-Ucraina nella Sala Ovale della Casa Bianca si è mostrato mentre beveva vodka al grido di “Andiamo a Mosca”) vuol dire rinnegare i principi costituzionali della nazione italiana

Salvini durante il suo viaggio in Israele
Il Ministro dei Trasporti divide la Lega (Screenshot Instagram profilo ufficiale)

L’imbarazzo dei principali alleati dell’esecutivo è palpabile: Forza Italia, con Tajani rappresentante e capo fila, dribbla le dichiarazioni del Segretario leghista e pensa al futuro. Un avvenire senza Matteo Salvini. Sì, perché l’obiettivo – ormai neanche troppo celato – è quello di disfarsi (senza mezzi termini) del leader del Carroccio. 

L’ex Ministro dell’Interno è una zavorra: spuntano le chat

È sufficiente osservare le chat che si sono scambiati alcuni rappresentanti di Fratelli D’Italia e Forza Italia – pubblicate all’interno del libro-inchiesta “Fratelli di chat” firmato Giacomo Salvini, giornalista de “Il Fatto Quotidiano” – per capire che la stima nei confronti dell’attuale Segretario federale della Lega sia ai minimi storici

Salvini durante una diretta con i follower del profilo ufficiale della Lega
L’ex Ministro dei Trasporti al centro delle tensioni interne alla maggioranza (Screenshot Instagram profilo ufficiale)

L’ex Ministro degli Interni, ormai, è una zavorra: lo pensa Giorgia Meloni, lo pensa Antonio Tajani e ancor peggio lo pensa Umberto Bossi. Il 13 aprile del 2024, infatti, in occasione dei suoi 82 anni, il fondatore della Lega Nord ha riunito l’anima più fedele del partito (alcuni fra i rappresentanti di spicco della formazione) per cercare di ritrovare valori più consoni alla scena attuale: “Serve un nuovo leader”, aveva detto Bossi con un filo di voce. 

“Serve un nuovo leader”: la profezia di Bossi

L’assist per un cambio di guida al Carroccio è stato fin troppo palese. Al punto che, ad aggiustare il tiro per evitare qualsiasi tipo di incidente diplomatico, ci ha pensato il vice-segretario Crippa che disse: “I voti si contano ai congressi, senza Matteo Salvini la Lega non esisterebbe più”.

Insomma il vice-premier resta al suo posto. Almeno fino a prova contraria. E il vento contrario è cominciato subito dopo le ultime Elezioni Europee: la Lega di Salvini ha ottenuto il 9% dei consensi. Una musica totalmente diversa (e decisamente più fioca) rispetto a quella del 2019, quando il Carroccio s’impose alle urne con il 34,3% e 28 seggi ottenuti

La Lega in caduta libera

Una differenza pari al 25,3% difficile da colmare soltanto con buoni propositi e promesse. La Lega è in caduta libera e questo anche per via di alcune scelte non chiare, in special modo ai fedelissimi. La prima, per restare sulla stretta attualità, è la vicinanza a Donald Trump e, quindi, alla Russia di Putin. 

Salvini è uno dei pochi leader a mostrarsi favorevole nei confronti della politica dei dazi, imposta anche all’Italia, di The Donald. Su questo argomento lo ammonisce subito Luca Zaia: “Siamo assolutamente preoccupati. La politica dei dazi non fa bene al mercato”. Netto distacco dal quartier generale della Lega, a conferma che i mal di pancia nell’anima più Bossiana del Carroccio non sono finiti

Filo diretto con Mosca: dalla maglietta di Putin agli appelli social

C’è, poi, la questione della vicinanza a Mosca che, oltre a Meloni e Tajani, imbarazza anche il resto dell’ambiente leghista. Nella fattispecie Salvini – da quando è scoppiata la guerra in Ucraina e Putin ha attaccato i territori del Donbass – ha cercato di aggiustare il tiro: “Quando scoppia una guerra, tutto cambia” ma i risultati sono stati poco soddisfacenti. 

Al Governo, e in quella parte di Lega che vorrebbe un cambio di rotta, hanno buona memoria e si ricordano bene quando l’attuale leader della Lega – tra il 2014 e il 2019 – si presentò a Mosca per ben 9 volte. Una delle quali al centro della Piazza Rossa per protestare contro le sanzioni occidentali invise al Carroccio. Correva l’anno 2014. 

Le frasi contro Mattarella

365 giorni dopo Salvini diede spettacolo a Strasburgo per ribadire la propria contrarietà alle scelte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il quale diceva che chiudere le frontiere per arginare l’immigrazione fosse controproducente per l’UE. In quel frangente l’attuale Ministro dei Trasporti, in presenza al Parlamento Europeo con la maglietta di Putin (la stessa che fece infuriare il Sindaco di Przemysl, Wojciech Bakun, 7 anni più tardi), scriveva sui propri canali ufficiali: “Cedo due Mattarella in cambio di mezzo Putin”. Era l’epoca dei “porti chiusi”, in cui venivano “prima gli italiani” e altri slogan che hanno scandito la storia recente del Paese. 

Immagini e appelli che risuonano nella coscienza di molti. Stonano – invece – nella quotidianità di Tajani, Meloni e Zaia. I quali cercano strade diverse per la conciliazione e una pace giusta, non solo verso l’Ucraina, ma nessuna di queste combacia con l’attuale visione di Matteo Salvini

“La Russia più democratica dell’UE”

Il quale difende Putin e Trump a spada tratta con frasi fatte che, invece di rafforzare il proprio elettorato, lo indeboliscono. Al pari di quando affermò: “Quando la gente si esprime è sempre una buona notizia, a prescindere dall’ideologia”. Il riferimento era al Referendum in Crimea, circa la possibile annessione alla Russia.

In quel contesto i miliziani di Putin erano d’innanzi alle urne, armi alla mano, non esattamente un clima democratico. Eppure Salvini ebbe il tempo di aggiungere: “Credo che la Russia sia più democratica dell’Unione Europea”. 

Il Carroccio si svuota

Tutti post, frasi e convinzioni che attualmente suonano come la necessità di ricostruire e ricostruirsi un’immagine dopo la disfatta alle urne del 2024. La Lega, tuttavia, perlomeno quella a trazione Salviniana, lo sta facendo attraverso un sentiero impervio e pericoloso. In un momento in cui si cerca di predicare la pace e l’unione, mostrarsi al cospetto di coloro che non hanno la minima intenzione di deporre le armi è una scelta poco felice. 

In particolare agli occhi di chi dovrebbe (o potrebbe) determinare il peso elettorale del Carroccio nei prossimi mesi: non è un mistero, infatti, che i leghisti delusi dal percorso di Salvini – pronti a cambiare bandiera – stiano aumentando.

Fratelli D’Italia pronto al colpaccio

Fratelli D’Italia, come già successo nel recente passato, può e vuole accogliere gli scontenti per rafforzare un simbolo che gode – al netto delle tensioni interne – del 30,1% dei consensi e continua a crescere nei sondaggi (come mostrano le percentuali PagellaPolitica del 3 febbraio 2025).

Matteo Salvini cammina su un filo a stelle e strisce sempre più sottile, prova a strizzare l’occhio a Putin, ma il rischio che di tutti questi ammiccamenti elettorali e assist – tra l’ipotesi di una pace saltata in Ucraina e l’aumento dei dazi in Europa – non resti più nulla è concreto. A quel punto l’ex Ministro degli Interni dovrà scegliere che strategia adottare, sempre che sia ancora in tempo per averne una. Tagliarlo fuori dagli equilibri di Governo, per i suoi alleati e anche compagni di partito, non è più soltanto un’eventualità.

Andrea Desideri