Le elezioni in Romania tra la Russia di Putin e l’America di Trump: cosa sta succedendo a Bucarest
Il 18 maggio 2025 si vota il ballottaggio in Romania: lo scontro elettorale tra Simion e Dan potrebbe agevolare la strategia geopolitica di Putin e Trump.
Si torna al voto in Romania, ma prima di guardare a quello che potrebbe accadere domenica 18 maggio 2025 (data del ballottaggio valevole per le Presidenziali tra Simion e Dan) occorre fare un salto indietro nel recente passato per cercare di capire come una parte dell’Europa dell’Est strizza l’occhio all’America di Trump e la Russia di Putin.
Questo cambio di rotta comincia nel dicembre 2024 quando Calin Georgescu (agronomo e veterinario, attento allo sviluppo sostenibile e molto considerato dalle Nazioni Unite) ottiene il 22% dei consensi alle elezioni. Un dato sorprendente, secondo gli analisti politici, per una persona semi-sconosciuta dal punto di vista mediatico. La ragione di tale ipertrofia, però, è da rintracciare all’interno dell’algoritmo di TikTok.
L’ascesa di Georgescu: la propaganda social arriva alle urne
Una decina d’anni fa il suo nome è iniziato a circolare quando la Romania aveva bisogno di una figura tecnica per qualche Ministero, ma dopo una decade le cose – per lui – sono cambiate in meglio. Tutto merito dei suoi contenuti social, veicolati attraverso la strategia della saturazione: contributi brevi, approvati e modificati dalla moglie che di professione è una “guaritrice” e su YouTube ha milioni di views, il consiglio – all’interno di ciascuno spot – è quello di votare con l’anima. Letteralmente.
I suoi contenuti compaiono ovunque: i dispositivi mobili, smartphone, smartwatch e tablet diventano una cassa di risonanza potentissima. Le autorità rumene cominciano a insospettirsi fino a determinare che, dietro l’ascesa di una matrice nazionalista, autarchica e complottista come quella di Georgescu (il quale crede lo sbarco sulla Luna sia un’invenzione dei media e che il parto cesareo sia un abominio in grado di spezzare il filo diretto tra uomo e Dio) ci sia la Russia.
Le accuse di ingerenza e il ruolo della Russia
Le prove di tale accusa arrivano quando controlli mirati agli account associati alle condivisioni relative ai profili in collaborazione possono essere ricollegati a noti influencer, presenti anche su Telegram e su Discord, pagati con soldi della criminalità organizzata russa. Le pochissime spese elettorali dichiarate dal leader politico non corrispondono al vero.

Il Governo rumeno ha, dunque, cominciato a pubblicare i documenti che dimostrano l’interferenza (e i legami con la Russia) elettorale al punto da chiedere (e ottenere) l’annullamento delle elezioni. Tale passo, però, ha complicato il percorso politico di Klaus Iohannis (4° Presidente della Romania) che si è dimesso lo scorso 4 febbraio dopo aver dato disponibilità di continuare a guidare il Paese almeno fino al 4 maggio 2025. Non è stato possibile, per il politico di etnia tedesca, a causa delle accuse di impeachment mosse da tre partiti di estrema destra che insieme hanno il 35% dei seggi.
Iohannis si dimette: “La Democrazia è in pericolo”
Quella che doveva essere “un’arma di salvaguardia per la Democrazia” – così l’hanno definita le autorità rumene – è diventata l’occasione d’oro per Georgescu e l’estrema destra di affermare la propria egemonia.

In questo clima si arriva alla nuova tornata elettorale: il primo turno ha visto trionfare – sul piano delle percentuali – George Simion, erede dello squalificato Georgescu (le accuse di interferenza elettorale e alleanza con la Russia sono aumentate grazie a un’inchiesta giornalistica che avrebbe determinato la volontà dell’ex candidato di mettere in atto una strategia sovversiva. Armi, minacce e valigette piene di contanti ai seggi elettorali durante lo scorso dicembre), che ha ottenuto il 40,9% dei consensi facendo leva sul clima di odio e indignazione imperante in Romania dopo l’annullamento delle scorse elezioni.
Horatio Potra e i mercenari
Proprio Georgescu, quando viene fermato al termine di ben 47 perquisizioni per sottoscrivere le accuse di interferenza elettorale con l’aiuto della matrice russa, soffia su questo fuoco di rabbia collettiva e risentimento. Al suo fianco, secondo quanto si apprende dalle indagini in corso, il mercenario Horatio Potra. Ex bodyguard dell’emiro del Qatar, protegge miniere in Africa al fianco della Wagner ed è stato già condannato dalla Magistratura rumena: 2 anni e 8 mesi per aver fondato un gruppo paramilitare illegale che utilizzava armi da mischia e da fuoco durante gli addestramenti. Accusato, fra le altre cose, di aver rapito un funzionario pubblico – dipendente della società nazionale del gas – che si era rifiutato di cedere un appalto all’oligarca amico di Potra (un magnate rumeno), sotto minaccia.
Entrambi sono imputati di azione contraria all’ordine costituzionale, violazione delle leggi sul possesso di armi e munizioni, costituzione di un’organizzazione di natura fascista e false dichiarazioni circa le fonti di finanziamento della campagna elettorale. Quanto accaduto lo scorso inverno non è finito nel dimenticatoio. Gli elettori di Simion – ex ultrà che si è conquistato consensi e fiducia al grido di “famiglia, nazione e fede” – sono pronti a seguire la strada tracciata dal predecessore allontanato dalle urne.
Nicusor Dan contro la corruzione: “Si può vincere insieme”
I voti lo confermano, ma non è ancora finita: dall’altra parte, per cercare di rispondere al consenso crescente del partito di estrema destra, Nicusor Dan. 55 anni, matematico e Sindaco di Bucarest, basa la sua campagna elettorale sulla lotta alla corruzione e allarga il proprio personalissimo grido di battaglia: “Salviamo questa città”. Ora il claim è “Salviamo la Romania”, ma serviranno ben più di semplici slogan per imporsi. Il suo operato consiste nell’accorpamento di tutta l’opposizione contro Simion: “Siamo di fronte a un bivio, ci sono soltanto due strade – afferma Dan in uno dei suoi recenti comizi – o siamo occidentali, oppure siamo anti-occidentali. Da una parte la prosperità, dall’altra l’isolazionismo economico. Verso l’Europa o contro l’Europa”.

Costruire una Romania che non abbia paura del futuro si preannuncia un’impresa difficile, ma non impossibile. Per entrambi i candidati. Soltanto che, a sinistra, devono scalare l’Everest di percentuale e consenso che Simion ha ottenuto (anche con il sostegno di America e Russia). Le accuse di ingerenza con matrice criminale ce le ha solo Georgescu, ma tutto il resto – compreso l’esito di queste elezioni – potrebbe rappresentare un finale inaspettato con Trump e Putin alla finestra.
Non a caso Donald Trump Jr. (figlio del Tycoon) ha intensificato i viaggi a Bucarest: un’alleanza (possibile) che comincia in Romania, si sviluppa ulteriormente negli Stati Uniti per concludere in Germania. L’AFD (Alternative Für Deutschland) ringrazia.