Sorrisi e Gazzoli
Gianluca Gazzoli è conduttore e ideatore di uno dei contenuti più seguiti in Rete: “Passa dal BSMT”. Perchè divide la critica radio e tv.
In questi mesi, complice la serie televisiva sugli 883, la città di Pavia è tornata alla ribalta. Pezzali e Repetto non sono gli unici che portano l’atmosfera pavese alla riscossa. Tra le personalità di maggior successo, attualmente, c’è Gianluca Gazzoli. Speaker e podcaster.
La sua attività, è possibile parlare di florida carriera, a Radio Deejay, sta venendo quasi offuscata dal BSMT. Quello che per Pezzali e Repetto era una sorta di rifugio, denominato nella serie tv e anche da loro stessi “la tavernetta”, per Gazzoli è il Basement.
Gazzoli e il BSMT: un sogno ad occhi aperti
Una vera e propria costruzione dove c’è tutto: lo studio in cui vengono registrate le puntate del video podcast, ma anche ogni necessità che serve a far decollare un progetto che ormai rappresenta una costante da 4 anni.

Gazzoli non fa semplici interviste: porta avanti conversazioni. Nell’epoca della concorrenza spietata e dell’offerta polifunzionale, in cui esce un podcast al giorno e chiunque sogna di fare talk show, non è poco. Il suo “Passa dal BSMT” riesce a distinguersi, anche e soprattutto per gli ospiti che riesce ad avere: sono passati da lui – tra gli altri – Valentino Rossi, Matteo Berrettini, Paolo Bonolis e Renato Zero.
Il potere della conversazione
Le puntate arrivano a durare anche un paio d’ore ciascuna, la volontà del conduttore non è quella di portare sullo schermo (e in Rete) interviste “belviche” (ricordando Francesca Fagnani). Gazzoli non mira alla domanda pungente, neanche ha la prosopopea di scimmiottare i grandi giornalisti.

Non è Letterman e nemmeno coltiva l’ambizione di esserlo. Dal punto di vista autorale e contenutistico c’è un grande lavoro che si basa su un concetto che, oggi, prova a fare chiunque ma 1460 giorni fa non era così scontato: quello della chiacchierata.
La forza degli aneddoti
In un momento storico in cui tutti vogliono – e probabilmente possono – intervistare chiunque (avendo strumenti e canali dedicati), Gazzoli cerca (e gli riesce benissimo) di recuperare aneddoti. Attualmente chiunque vuole raccontarsi e raccontare, ma sempre meno sono coloro che hanno effettivamente qualcosa da dire.
Sembra sempre di assistere a un dejavù: i giornalisti – in qualche caso – si prestano all’intrattenimento, allora Gazzoli porta l’intrattenimento dalla parte dell’informazione. Nel suo studio, che ha scelto (come racconta in una recente intervista al Corriere della Sera) insieme alla moglie e ai colleghi-amici che oggi lavorano con lui, ospita i volti noti senza però avere l’ardire di metterli in difficoltà.
Gli haters e le critiche
L’atmosfera è la stessa di una chiacchierata semplice ma efficace: la retorica che può avere un appassionato di musica o arte quando incontra i propri idoli. Nelle puntate di BSMT sembra che non ci sia una scaletta: la conversazione procede spedita e gli intervistati parlano a ruota libera, incalzati ma non sovrastati da Gazzoli, con la scioltezza che avrebbero dal proprio amico di riferimento.
Nasce una simbiosi che rende ogni puntata interessante, ma anche ricca di critiche. Gli haters, in questo senso, a Gazzoli non mancano: i giornalisti di professione, spesso anche a mezzo stampa, si sono scagliati contro il format del conduttore.
Cosa non piace
Domande banali, interviste poco ficcanti: queste le rimostranze più gettonate. Due fra le puntate più apprezzate, quelle con Stefano Nazzi e Luca Ward, vedono persone completamente a proprio agio che danno sfogo a una sorta di flusso di coscienza nel raccontare sé stessi e il proprio lavoro senza sentirsi pressati o sotto esame.
Il clima è lo stesso che potremmo trovare in una qualsiasi birreria o pub meneghino, ma è quasi tutto scritto. Gazzoli – anche se non lo dice apertamente – studia le biografie a memoria e si riaggancia (con l’aiuto degli autori e collaboratori) alla stretta attualità senza risultare pedante. Il linguaggio è semplice e diretto. Il ritmo cadenzato.
I giornalisti fanno muro
Quel che non viene digerito da molti cronisti è proprio la volontà da parte dell’ideatore e conduttore di BSMT di non affondare mai il colpo. Nessun ospite, nel corso delle edizioni del programma, è stato mai messo in difficoltà.

Il motivo, però, è insito al format: Gazzoli non ha mai puntato a fare indagine giornalistica. Gazzoli è un conduttore che presenta, illustra e determina situazioni. Una situazione può essere anche (e soprattutto) una chiacchierata fra persone illustri o comuni.
Un simposio in Rete
Esiste il problema delle fonti e dell’autorevolezza dei cronisti, che troppo spesso in Italia sta mancando, ma questa non è una questione che può risolvere uno speaker radiofonico. Perché, appunto, fa un altro mestiere.
Il BSMT – e questo forse è il dilemma da risolvere – non può essere visto esclusivamente come una fonte d’informazione. Deve considerarsi al pari di un “salotto letterario”, in cui diverse menti e altrettante coscienze si confrontano, senza la determinazione di voler giungere alla verità. Si giunge a delle conclusioni.
Prima – nell’antichità – si tenevano i simposi. Oggi si fanno, in alcuni casi, i podcast: Gazzoli questa analogia l’ha capita perfettamente. Coloro che vogliono attribuirgli qualifiche diverse da quelle che ha, forse, lo hanno fatto meno. L’importante, per Gazzoli, è continuare a raccontare: i cronisti indagano, o dovrebbero farlo, lui sogna ad occhi aperti. Molto spesso tenendo i microfoni accesi.