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L’ultimo ciak di Hollywood

Andrea Desideri
Andrea Desideri

La “culla” del cinema internazionale non si è ancora ripresa dal crollo pandemico: i numeri di un disastro economico che potrebbe cambiare la settima arte.

La scritta al neon è sempre più fioca e lo sfarzo dei red carpet è stato sostituito dall’amarezza collettiva per un’industria con il motore spento: Hollywood è diventata la “soffitta” del cinema. Un tempo non molto lontano nel quartiere della città di Los Angeles, in California, si concepivano capolavori. 

Nel senso che la settima arte prendeva vita e linfa dalle strade a nord-est tra Sunset Boulevard e Wilshire Boulevard. Un epicentro dove, nell’arco di pochi mesi, venivano stabilite le tendenze cinematografiche e la composizione dello showbusiness a livello internazionale. 

Hollywood in crisi

Hollywood è sempre stato “l’ombelico del mondo” della celluloide e punto di raccolta delle star. Chi riusciva a entrare nel sistema hollywoodiano – fatto di luci, illusioni e speranze – faceva parte di quella pletora di persone definite “intoccabili”. 

Hollywood Universal Studios
Il cinema americano in ginocchio dopo la pandemia

Le colonne d’ercole di un’industria che – citando Truffaut – non finisce mai. Almeno così dovrebbe essere. Gli ultimi anni, tuttavia, stanno dimostrando che persino un settore apparentemente senza tempo come il cinema (e più ampiamente lo spettacolo) può finire. 

Nessuna ripresa dopo la pandemia

Non è vero, plasmando sempre una frase degli statunitensi, che deve continuare nonostante tutto: lo show, per dirla all’americana, continua fin quando c’è il business. E, in California, da quando è finita la pandemia, girano meno soldi. 

Crisi Hollywood
La crisi del cinema parte dagli USA

La ripresa paventata da Trump prima e Biden poi non c’è stata. Ora toccherà ancora a The Donald fronteggiare le avvisaglie di una crisi imperante, che riguarda non soltanto il mercato a Stelle e Strisce, per questo tornano di moda parole (e quindi concetti) in disuso come dazi. 

I guadagni del 2019

Il punto focale, per quanto riguarda il cinema, però è un altro: Hollywood si sta spegnendo. Dati alla mano gli incassi hollywoodiani hanno superato i 9 miliardi di dollari solo quest’anno: sembrerebbe essere una buona notizia, dato che non accadeva dal 2020, invece è l’inizio della fine. Questi numeri, in rapporto al 2019, non sono neanche paragonabili. 

I miliardi, all’epoca, erano ben 11. Due in più che simboleggiavano una comfort zone che, attualmente, manca. Quella californiana è ancora la più ricca e remunerativa delle industrie cinematografiche, ma a livello performativo (e di introiti) sta cambiando profondamente. Questo “gioco al ribasso”, null’altro sarebbe se non un contrappasso inevitabile rispetto ad anni in cui si è fatto scempio (non solo a livello artistico, ma anche sul piano professionale) di una rendita apparentemente senza fine, influisce notevolmente sugli equilibri e il futuro del cinema internazionale

Un settore al collasso

La voce di Hollywood è quella di un indotto al collasso che non tutela i professionisti, ma deve ugualmente far fronte a esigenze importanti. Un’equazione ricca di incognite sempre più difficili da risolvere: la prima è inerente al mutamento industriale che – anche a causa della congiuntura globale – ha messo alle strette e impoverito le maestranze di un’impresa da centinaia di migliaia di dollari

Hollywood crisi
Produttori e autori abbandonano Hollywood

Per capirlo basta guardare al recente passato, quando a Los Angeles c’erano più scioperi che film in produzione. Sceneggiatori e attori, nello specifico, hanno incrociato le braccia chiedendo di essere pagati meglio e tutelati di più. Il contendere maggiore è stato rispetto allo sviluppo crescente e repentino dell’AI

Tutta colpa dell’AI?

L’Intelligenza Artificiale è al centro del dibattito globale: non è ancora chiaro, o meglio non per tutti, in che modo cambierà il mondo del lavoro. Mentre si discute se sia un bene o un male, a Hollywood sono cominciati i primi mal di pancia. 

Basti pensare alla proposta di Legge, successivamente bloccata dal governatore della California Gavin Newsom, che vieta ai produttori di usare volti ricreati con l’AI senza l’esplicito consenso degli attori eventualmente coinvolti. Questo ha portato i “creativi” della settima arte ad essere trattati come “operai”: facilmente sostituibili all’interno di un’industria che, senza remora, sta sostituendo il concetto di creare con quello più a buon mercato e facile – al netto delle conseguenze – da contenere generare

Fuga da Los Angeles

Ogni cosa, comprese le maestranze, può essere rigenerata. Pertanto perde di valore. Una consapevolezza tale ha portato un organo di stampa rilevante, come il Los Angeles Times, a parlare di “desertificazione cinematografica”: sceneggiatori, autori e in parte produttori stanno cambiando punti di riferimento. Sempre più persone vanno via da LA. 

“Migrazione” dovuta a più fattori: in primis la classe “creativa” è in diminuzione. Tutti quei professionisti che creano supportando i protagonisti principali (non solo sceneggiatori, ma anche costumisti e scenografi, fino ai tecnici del suono e i fotografi con relativa direzione della fotografia) stanno definitivamente abbandonando la professione. 

Quanto è difficile fare un film

Chi decide di continuare lo fa sapendo di rimetterci dal punto di vista economico ed emotivo, per questo cambia – almeno questo è ancora possibile – prospettiva e riferimento. Via da Los Angeles verso altri lidi, meno costosi e pressanti, come New York, Atlanta e Città del Messico. Gli affitti costano meno e gli sgravi fiscali sono alla portata di tutti. 

Sciopero Hollywood
Attori e sceneggiatori in sciopero negli USA

In tal senso l’altro punto che ha finito per declassare Los Angeles – e quindi Hollywood – è relativo al cambiamento e le difficoltà che si hanno (in ambito produttivo) per ottenere prestiti e sovvenzionamenti. 

I produttori presenti nell’universo dell’intrattenimento americano sono sempre meno e devono sobbarcarsi quasi interamente tutte le spese di produzione. Meno partner, meno possibilità di investire. Meno novità. 

Produzioni in calo

Nessuno rischia più nulla. Si investe sull’usato sicuro e l’industria cinematografica non ha ricambio. Un po’ quello che sta succedendo in Italia, con meno ripercussioni, ma ugualmente degno di nota, con le nuove norme sul Tax Credit. Fare un film, oggi, a qualsiasi latitudine, è più rischioso e anche maggiormente difficile. Le produzioni americane sono diminuite (contando solo l’ultimo anno) del 35%

Il cinema internazionale sta diventando un oligopolio: una landa – parzialmente desolata – appannaggio di pochi che non vede più Hollywood come centro nevralgico. Le luci della città si stanno spegnendo, la scritta è sempre vigile, ma meno tronfia. 

Lo spettacolo sta cambiando, ma il finale potrebbe essere meno lieto di quanto si creda. Se la casa del cinema diventa una soffitta, vuol dire che non c’è più spazio per nuovi inquilini. Allora non resta che cambiare destinazione, ma stavolta non è solo questione di geografia. A risentirne potrebbe esserne anche la storia. 

Andrea Desideri