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Referendum 8-9 giugno 2025: cosa si vota e perchè

Andrea Desideri
Andrea Desideri

Il Referendum abrogativo rimette al centro dell’agenda politica cittadinanza e lavoro: tutto su quesiti, regole e posizioni dei partiti.

Le premesse dell’ennesima estate calda iniziano con la chiamata alle urne per i cittadini italiani: nel recente passato le vacanze estive sono state anche teatro di crisi governative, lo strappo del Mojito insegna, ma stavolta gli italiani sono chiamati a esprimersi diversamente. In ballo c’è la riuscita, sul piano istituzionale, del Referendum abrogrativo proposto da CGIL e +Europa.

I 5 quesiti, 4 sul lavoro e 1 sulla cittadinanza, hanno superato il vaglio della Corte Costituzionale e sono previsti per il prossimo 8 e 9 giugno 2025. In occasione del secondo turno di elezioni amministrative. La chiamata alle urne, per quanto riguarda la tornata referendaria, è valida soltanto in relazione al raggiungimento del quorum

Quanto conta il quorum

In altre parole: l’esito del Referendum sarà considerato attendibile soltanto nel caso in cui a votare si siano recati il 50% più uno degli italiani aventi diritto. Nello specifico: si vota domenica 8 giugno dalle 7.00 alle 23.00 e lunedì 9 giugno dalle 7.00 alle 15.00. Chiamati a esprimere un parere anche gli studenti fuori sede: potranno votare coloro che hanno presentato apposita domanda entro il 5 maggio 2025 per esercitare il proprio diritto in un Comune diverso da quello di residenza. 

Referendum 8-9 giugno 2025
Referendum 8-9 giugno 2025, cosa si vota

I quesiti da abrogare, eventualmente, sono 5: gli italiani – qualora voteranno sì – abrogheranno, cioè annulleranno con un atto di autorità pubblica, alcune norme specifiche in vigore. Quattro riguardanti il mondo del lavoro e una riguardante la cittadinanza con relativi diritti per gli italiani extracomunitari maggiorenni.

I quesiti sottoposti ai cittadini

In prima linea c’è il Jobs Act, direttamente correlato al ripristino dell’articolo 18 che prevede il reintegro nei casi di licenziamento illegittimo per i lavoratori assunti dopo il 7 marzo 2015. Data dell’entrata in vigore delle norme targate Matteo Renzi, nel corso del suo Esecutivo, con la successiva introduzione del contratto a tutele crescenti. 

Referendum 8-9 giugno cittadinanza
Il prossimo 8 e 9 giugno i cittadini chiamati alle urne

Al vaglio anche i contratti a termine per limitarne l’utilizzo a causali specifiche e temporanee, senza contare l’eliminazione del limite di indennità per i lavoratori licenziati senza giustificazione nelle piccole aziende. Il fine ultimo è quello di aumentare le tutele per i lavoratori dipendenti all’interno di imprese con meno di 16 dipendenti. Si passa, poi, a verificare (e richiedere) la responsabilità solidale nelle aziende committenti negli appalti, in riferimento a riconoscimento di infortunio e malattia professionale

4+1: lavoro e cittadinanza, le domande nel dettaglio

L’ultimo quesito, ma non per importanza, promosso da +Europa, riguarda il dimezzamento da 10 a 5 anni per presentare e ottenere la richiesta di cittadinanza italiana da parte degli extracomunitari maggiorenni. 

Matteo Renzi Referendum Jobs Act
Jobs Act e cittadinanza al centro del referendum

L’abrogazione o meno di determinati quesiti implica anche una presa di posizione degli schieramenti politici: nello specifico FDI non ha ancora espresso una posizione ufficiale in merito, mentre il principale alleato di Governo – Forza Italia – si è detto a favore di un astensionismo politico poiché non condivide (come ha sottolineato il Segretario Tajani) la proposta referendaria. Dello stesso avviso anche la Lega: Salvini è pronto ad astenersi e invita, in maniera velata, gli elettori del Carroccio ad “andare al mare” invece di votare. 

Cosa scelgono i partiti

Leggermente diversa, invece, la linea di Maurizio Lupi e Noi Moderati. I quali andranno a votare (tratto distintivo all’interno di uno scetticismo generale riscontrabile fra i banchi della maggioranza), ma sceglieranno cinque no. Quindi, secondo Lupi e i moderati, le norme presenti devono restare al proprio posto e non essere annullate

Referendum 8-9 giugno Salvini e Tajani
La posizione dei partiti politici sul prossimo referendum abrogativo

Le opposizioni, invece, appaiono unite sul fronte del sì. Partito Democratico e Alleanza Verdi Sinistra sono compatti nella scelta di abrogare 5 quesiti su 5. +Europa, al contrario, sceglie di votare con due sì (in riferimento alle tematiche di cittadinanza, appalti e sicurezza sul lavoro) e tre no. Azione e Italia Viva spingono per la partecipazione al voto, ma non intendono abrogare il Jobs Act.

Il futuro dell’Italia

Matteo Renzi ha definito il ripristino dell’articolo 18 anacronistico e antistorico, dunque la scelta (in questo caso condivisa) con Calenda è votare sì soltanto al quesito inerente alla cittadinanza, mentre resta un secco no a tutti gli altri. Il Movimento Cinque Stelle, su messaggio del leader Giuseppe Conte, richiama alla libertà di coscienza dei singoli elettori. 

Non c’è una linea univoca di partito, ma l’ex Presidente del Consiglio ha fatto sapere che voterà 4 volte sì e una no. In riferimento alla cittadinanza, i pentastellati si dicono favorevoli allo Ius Scholae: “Il modo migliore per consentire l’acquisto della cittadinanza”, hanno ribadito. La chiamata alle urne del prossimo 8 e 9 giugno non è unicamente legata agli equilibri di Governo, ma anche al futuro dell’Italia. 

Andrea Desideri