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Chiamami Tormento, dai

Andrea Desideri
Andrea Desideri

Tormento e Neffa si ritrovano sul palco dell’Ariston: per il rapper di Reggio Calabria è l’occasione di chiudere un cerchio.

La mia parola contro la loro. Questo vuole dire e, probabilmente, c’è anche riuscito Tormento. Al secolo Massimiliano Cellamaro che sta vivendo il 75esimo Festival della Canzone Italiana – dov’è in gara con Shablo, Guè Pequeno e Joshua – come una rivincita personale.

Il brano si intitola “La mia parola”, ma quello che più conta per certi artisti sono i silenzi. Cellamaro, forse per dare seguito al suo nome d’arte, ha vissuto anni tormentati e nell’ombra. Il motivo è proprio Sanremo, ma per capirlo bisogna tornare indietro di 24 anni.

Sanremo, da tabù a opportunità

Il cantautore classe 1975 si presenta all’Ariston all’inizio del nuovo millennio: febbraio 2001, i Sottotono sono una realtà importante della scena HipHop italiana e passano (sul piano emotivo e personale) dalle stelle alle stalle. La loro presenza a Sanremo scatena una sorta di effetto boomerang: doveva essere motivo di vanto, è diventato uno scandalo. 

Tormento sul palco di Sanremo 2025 con Shablo, Joshua e Guè Pequeno
Tormento sul palco dell’Ariston

L’HipHop degli anni Duemila viaggiava molto sulle suggestioni dei pionieri: i Sottotono, composti da Tormento e BigFish, hanno cercato di fare un’operazione che con il tempo sarebbe diventata consuetudine. Aprire le porte della “doppia H” anche a chi non era considerato purista. 

Il Rap arriva all’Ariston

Questo – per i più fondamentalisti – vuol dire andare contro la tradizione e in parte la storia di un movimento culturale. Numerose le faide interne, oggi si definirebbero dissing, fra esponenti di un certo peso. La competizione era serrata e i nomi si alternavano: i Sottotono hanno contribuito anche all’affermazione di molti cantautori che successivamente hanno fatto la storia della musica italiana.

I Sottotono al Festival di Sanremo
Big Fish e Tormento a Sanremo

Uno su tutti: Tiziano Ferro. Il cantante di Latina era un corista di Tormento e Fish, poi ha ampliato il proprio registro fino a crearsi un sentiero artistico totalmente diverso. Le influenze HipHop, però, non le ha mai rinnegate. 

Rivoluzione Sottotono

Questione di credibilità e tradizione, due aspetti che – negli ambienti più street – hanno ancora una certa rilevanza. Strada contro armonia ed esigenze di produzione. Il rap andava da una parte, i Sottotono – parzialmente – da un’altra. Questo fu motivo di scontro con tanti esponenti della cultura HipHop italiana

Il rapper Massimiliano Cellamaro in arte Tormento
Il rapper di nuovo sul palco dell’Ariston dopo 24 anni

Neffa e i Sangue Misto in primis. L’operazione Sanremo, nel 2001, aveva portato i Sottotono su un piano diverso che rischiava di contaminare in negativo il lavoro e l’intesa di anni. Il brano presentato all’Ariston si chiamava “mezze verità” e aveva anche un discreto impatto su critica e pubblico. 

Le accuse di plagio

A rovinare la festa ci ha pensato Antonio Ricci. Il Patron di Striscia La Notizia. Il noto tg satirico, infatti, pose l’accento sul possibile plagio dei Sottotono: la canzone avrebbe ricordato Bye Bye Bye degli NSYNC. Quel che era, in realtà, soltanto un richiamo venne preso come riferimento per alimentare commenti negativi e rimandi al vetriolo nei confronti della band. 

Big Fish e Tormento non ressero la pressione e, nel 2002, si sciolsero. Ciascuno trovò la propria strada in altri modi e con altrettante sfumature (sonore e professionali). Fish, all’anagrafe Massimiliano Dagani, è passato alla produzione portando alla ribalta molti dei grandi nomi all’interno del panorama attuale tra il mainstream e l’underground. Mentre Tormento ha continuato a far riecheggiare le proprie rime con la collaborazione di illustri colleghi: Desa e Primo Brown – “Micro de Oro” resta una traccia indelebile della metamorfosi artistica del cantautore calabrese – in particolar modo. 

Una seconda occasione

Il rimpianto, però, è rimasto vivo. Al pari di qualcosa che riesce a toglierti il sonno la notte: “Nessuno ha pagato per le accuse infondate del 2001” – ha precisato Tormento a Rockol – in special modo dopo aver constatato come la stessa scena rap che andava contro Tormento e Fish si sia successivamente ritrovata a fare quelle stesse scelte dei compianti Sottotono. 

I quali, però, tornano alla carica: nel 2020, quando le possibilità sono diverse, il successo non è più un’ossessione, ma una certezza e la voglia di divertirsi torna a prendere il sopravvento. Esce l’album “Originali”: Tormento e Fish sono nuovamente sulla traccia con l’aiuto e la collaborazione della scena HipHop italiana attuale e quella passata. Brani simbolo del passato come “La mia coccinella” o “Solo lei ha quel che voglio” riprendono vita grazie a collaborazioni illustri: da Neffa – ex ‘nemico’, ora alleato – a Fabri Fibra passando per Tiziano Ferro. 

Legami di sangue (misto)

Ci sono tutti, i Sottotono tornano a brillare. La rivincita, però, non è ancora completa: serve qualcosa di importante per chiudere il cerchio. Magari proprio dove tutto è cominciato: a Sanremo. Arriva la chiamata di Carlo Conti, al pari di una manna dal cielo. Tormento è nuovamente su quel palco, a distanza di quasi un quarto di secolo.

Insieme a lui Shablo, Guè Pequeno e Joshua: “La mia parola”. E per Massimiliano Cellamaro non sarà l’ultima. Nella serata cover, infatti, il giorno di San Valentino, porta all’Ariston un medley di “Amor de mi vida” – ricordando i Sottotono – e “Aspettando il sole” con la collaborazione di Neffa

La rivincita dell’HipHop

Nella giornata dell’amore, trionfano ancora i sentimenti. Stavolta senza tensioni. Tormento si riprende l’Ariston e mette una pietra sopra alle polemiche che lo hanno falcidiato per anni. Un sollievo grande come il macigno che si è portato dentro in questi anni. Niente più rimorsi, solo nuove parole da spendere sul beat. Senza la paura di cadere nel baratro per colpa di ritorsioni senza la data di scadenza.

Il nuovo millennio ha portato con sé qualche nube spazzata via da preparazione, approfondimento e indagine. Striscia La Notizia, per rimanere in tema di informazioni, ha provato a chiarire la questione: un incontro scontro con Valerio Staffelli, che voleva consegnare il Tapiro D’Oro alla band, mai confermato rimane agli atti tra dubbi e perplessità. Un quarto di secolo più tardi arriva la certezza che, in quel frangente, non ha vinto nessuno. Ha perso l’arte. Ritrovata in una sera di un 14 febbraio che poteva essere come tanti, invece ha deciso di riscrivere la storia musicale a colpi di rime e dejavù.

Andrea Desideri